Quando si parla di amor proprio, spesso si cade in due estremi: da un lato l’idea di egoismo, dall’altro quella di una sicurezza incrollabile e perfetta. In realtà, l’amor proprio è qualcosa di molto più umano, realistico e profondo.
Potremmo definirlo come la capacità di accettare e amare se stessi nella propria interezza: qualità e fragilità, punti di forza e limiti. Significa riconoscere che essere umani implica inevitabilmente commettere errori, attraversare momenti di dubbio, sentirsi a volte inadeguati. Ma anche scegliere di non identificarsi con questi aspetti, bensì di considerarli occasioni di crescita.
Un equivoco comune è pensare che amare se stessi voglia dire vedersi sempre all’altezza o privi di difetti. In realtà, l’amor proprio nasce proprio quando smettiamo di inseguire un ideale irraggiungibile di perfezione.
Nessuno è perfetto.
Accogliersi significa guardarsi con onestà ed è qui che entra in gioco un concetto tanto semplice quanto potente: la tenerezza verso se stessi. Farsi tenerezza vuol dire trattarsi con la stessa comprensione che riserveremmo a una persona cara. Non negare i propri limiti, ma nemmeno usarli come prova del proprio “non valore”. È uno sguardo più morbido, più umano, più accogliente.
Uno degli aspetti più importanti dell’amor proprio è la capacità di distinguere tra ciò che facciamo e ciò che siamo.
Sbagliare non ci definisce. Fallire non ci etichetta.
Quando riusciamo a non identificarci con i nostri errori, possiamo finalmente utilizzarli come strumenti di apprendimento. In questo senso, l’errore smette di essere una condanna e diventa un passaggio.
Crescere, infatti, non significa evitare di cadere, ma imparare qualcosa ogni volta che ci rialziamo.
Quando coltiviamo amor proprio, impariamo a dirci: “Anche se oggi non è andata come volevo, il mio valore non è in discussione.”
Riconoscere il proprio valore senza schiacciare quello degli altri
Un altro falso mito è che una buona considerazione di sé porti a sentirsi superiori. In realtà accade il contrario.
Chi ha un solido amor proprio non ha bisogno di prevaricare, competere continuamente o dimostrare di valere più degli altri. Sa già di avere un valore. E proprio per questo riesce anche a riconoscere quello altrui.
Riconoscere il proprio valore significa anche imparare a farsi rispettare: mettere confini, dire dei “no”, allontanarsi da ciò che ferisce o sminuisce. Non è egoismo, ma una forma di responsabilità verso se stessi.
Negli ultimi anni si parla sempre di più di relazioni tossiche o disfunzionali. In questo contesto, l’amor proprio rappresenta una vera e propria forma di prevenzione.
Quando il nostro valore dipende esclusivamente dallo sguardo degli altri, siamo più vulnerabili: accettiamo situazioni che ci fanno stare male pur di non perdere approvazione o affetto.
Al contrario, una buona base di amor proprio ci aiuta a riconoscere ciò che ci fa bene e ciò che ci danneggia. Ci rende più capaci di scegliere relazioni sane, basate sul rispetto reciproco e non sulla dipendenza o sul controllo.
Non significa non soffrire mai, né fare sempre scelte perfette. Significa però avere una bussola interna che, nel tempo, ci riporta verso ciò che è davvero nutriente per noi.



